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ARCHITETTURA

Patio

Cortile interno, fontana, riflesso del cielo — il cuore silenzioso della casa.

Patio del Riad

Cortile interno chiuso sull'esterno, aperto al cielo — il patio è il centro silenzioso intorno al quale tutta la casa s'organizza. Camere, atelier e spazi comuni s'aprono su di lui, mai sulla strada.

È un dispositivo — climatico, sociale, spirituale — e non un giardino d'amenità. Tempera l'aria, riunisce senza esporre, e il suo cielo aperto ricorda, a chi leva gli occhi, una presenza sopra la casa.

Domus romana — atrium

Un'architettura più antica dell'Islam

Il principio precede persino il cortile. Fin dal IV millennio prima della nostra era, nei deserti mediterranei, la wāḥa (واحة) nasce dalla decisione di un gruppo di restare in un luogo e farvi fruttificare l'acqua rara — canali sotterranei, alberi piantati a strati per formare un microclima. La Grecia ne trae la stessa conseguenza su scala domestica: a Olinto, le dimore s'aprono già su un cortile, l'aulé, orientato a ricevere il sole basso dell'inverno e a ombreggiarsi d'estate. Nulla di ciò è un lusso; è un'intelligenza climatica alla portata di tutti, ed è essa che governa ancora il minimo cortile del Riad: l'acqua organizzata, l'ombra calcolata, nulla sprecato.

La casa organizzata intorno a un cortile chiuso non è un'invenzione araba, poiché risale al Vicino Oriente antico, dove costituisce già, millenni prima dell'Islam, la forma domestica di riferimento. Roma ne eredita a suo modo — la domus romana, dotata del suo atrium, cortile a cielo aperto che raccoglie l'acqua piovana sotto lo sguardo del cielo: è questo stesso dispositivo che, per trasmissione diretta, diventerà il patio andaluso, poi il patio marocchino che il Riad perpetua oggi. Il mondo arabo-andaluso ne compone la sintesi propria del riad: il cortile mediterraneo congiunto al giardino islamico chiuso.

Baglio siciliano

Una stessa logica, fino in Sicilia

Questa stessa geometria — cortile chiuso, facciate cieche verso l'esterno, vita rivolta all'interno — riappare fino in Sicilia nel baglio, la masseria fortificata che organizza ancora oggi il paesaggio rurale dell'isola. Il suo nome viene assai probabilmente dal normanno-francese ballium (la bassa corte fortificata di un castello, attestata dal 1194), anche se un'ipotesi minoritaria vi vede un prestito dall'arabo bahah (« cortile »). Ciò che si può affermare con certezza è che la logica architettonica del baglio — la stessa di quella del cortile rustico romano — raggiunge, per vie distinte piuttosto che per prestito diretto, quella del patio andaluso e maghrebino: un cortile che si chiude al mondo per meglio abitarlo.

Fontana del patio

Che cos'è un cortile di Fès

Il cortile di una casa fassi — wast ed-dar, « il mezzo della casa » — è la stanza per la quale tutte le altre prendono il loro giorno e la loro aria. Vi si entra non direttamente dalla strada, ma per un corridoio piegato, la driba, che vieta allo sguardo di entrare col corpo. Le stanze s'aprono su di esso e su nient'altro; verso il vicolo, i muri restano ciechi.

Intorno a esso corrono le gallerie, a un livello o a due, portate da colonne. Tengono porte e finestre fuori dal sole, e danno un cammino coperto da un capo all'altro della casa. Il suolo è di marmo o di zellige, in lieve pendenza verso un pozzetto centrale, perché un cortile marocchino si lava a gran acqua. Sul suo asse s'apre il bhou, l'alcova voltata senza porta: né dentro né fuori, la stanza dove si sta quando fa bello.

La sua proporzione non appartiene al gusto, ma alla misura. Un cortile di medina è profondo piuttosto che largo, ed è da questo rapporto tra l'altezza dei muri e la lunghezza del cortile che dipende, letteralmente, la temperatura che vi farà in agosto. La cifra è altrove. Il fresco naturale →

Si sale, e se ne scende

Una casa a cortile non si abita tutto l'anno allo stesso modo, poiché ci si sposta con la stagione. D'estate, la vita scende — il piano terra, le gallerie, l'ombra del cortile nelle ore dure. D'inverno, sale a cercare il sole: la galleria alta, poi il menzeh, la stanza dell'ultimo livello aperta sulla vista, e la terrazza, la stiha, il punto più alto della casa, dove il bucato si secca e dove si vede la medina fino alle colline.

Questa migrazione lenta è la ragione per cui una tale casa non ha bisogno di raddoppiare le stanze, ogni livello essendo buono a una stagione. Spiega anche perché un cortile non si arreda come un salone. Ciò che vi si mette deve poterne uscire.

L'unico pezzo di cielo

Una casa di medina è chiusa da tutti i lati: il cortile è, per chi vive all'interno, l'unico pezzo di cielo. Vi si legge l'ora senza orologio, alla corsa dell'ombra sui muri, e le cinque preghiere vi trovano i loro termini naturali — la luce che muta nel pozzo del cortile dice il momento meglio di un quadrante.

Porta anche la voce. Un cortile marocchino trasmette i suoni a tutti i piani: si sa chi rientra, chi lavora, chi tace, senza aver bisogno di guardare. È un difetto se si cerca l'isolamento, ed è precisamente ciò che si chiede a una casa dove si vive insieme. La soglia e le camere →

Una fontana, un verso inciso nella pietra

In nessun luogo questo incontro tra acqua e pietra è stato cantato con più precisione che all'Alhambra di Granada, dove il poeta-visir Ibn Zamrak fece incidere i propri versi sul bordo della fontana del Patio de los Leones:

تَشَابَهَ جَارٍ لِلْعُيُونِ بِجَامِدٍ
فَلَمْ نَدْرِ أَيًّا مِنْهُمَا كَانَ جَارِيَا

« Il movente e l'immobile si sono confusi agli occhi — non sapevamo più quale dei due scorreva. »

— Ibn Zamrak, poeta-visir di Granada (1333–1393)

Ciò che il verso descrive — l'acqua così calma da sembrare pietra, la pietra così levigata da sembrare scorrere — è l'esperienza stessa di chi siede di fronte alla fontana del patio: un istante in cui lo sguardo non sa più distinguere il movimento dal riposo.

Il patio e la sua fontana sono già cantati in L'acqua — Ibn Khafāja vi vede un fiume che vale un regno.

Ciò che il verso di Ibn Zamrak descrive nelle proporzioni di una fontana, il Riad lo vive nelle proporzioni di una vita. Il patio diventa il cuore battente della formazione: i giovani uomini che vi crescono non vi apprendono soltanto un mestiere o un gesto, ma a riconoscere, nell'ordine del luogo, l'ordine del Creatore stesso — la forza temperata dalla misura, la passione disciplinata dal ritmo, il cielo riconosciuto fino nel riflesso di una vasca. Il patio ne è, a misura d'uomo, il microcosmo abitato, più che un'immagine del cosmo.

I termini di questa pagina sono raccolti nel glossario della casa.