DAR AL-HIRAF — IL SUONO E LA PAROLA

Musica e canto

الآلة

Tre discipline del suono e della parola — mai uno spettacolo, sempre una trasmissione.

Musica e canto

A Dar al-Hiraf, il suono s'impara come la materia: per ripetizione, pazienza, e l'autorità tranquilla di un maestro. Ciò che segue riunisce tre discipline di questa natura — l'una governa il suono dotto, la seconda la parola cantata, la terza l'ascolto. Ciò che s'impara col corpo in movimento — il bastone, il ritmo delle confraternite — è trattato a parte, nella disciplina coreutica.

UNA TRADIZIONE IN ESILIO

Al-Âla — la musica andalusa

Veglia d’al-âla nel patio

La musica andalusa (al-âla, الآلة, letteralmente « lo strumento ») trova le sue radici nelle corti d'al-Andalus, particolarmente a Granada sotto i Nasridi. Dopo il 1492 e la caduta dell'ultimo regno musulmano di Spagna, i musicisti andalusi s'esiliano verso le città del Maghreb — Fès, Tétouan, Rabat — e vi trasmettono la loro arte attraverso le generazioni di maestri che seguono.

È una catena di trasmissione orale e non un repertorio fissato, da maestro a discepolo, che attraversa cinque secoli senza interruzione.

ASCOLTA UN ESEMPIO DI AL-ÂLA

Hajj Abdelkrim Raïs, Orchestra al-Brihi di Fès — tushiya, preludio strumentale.

La nouba

La nouba (نوبة) è la forma strutturante dell'al-âla: una suite musicale lunga, organizzata in movimenti di tempo crescente, ciascuno coi propri poemi cantati. Undici nouba sussistono oggi delle ventiquattro che la tradizione orale riferisce essere esistite in origine — una perdita che i maestri di Fès considerano una delle ragioni stesse di preservare ciò che resta.

ASCOLTA UN ESEMPIO DI NOUBA

Hajj Abdelkrim Raïs, Orchestra al-Brihi di Fès — nouba al-Ḥijāz al-Kabīr, ṣanʿa del basīṭ.

Gli strumenti

Oud — il liuto arabo

عود

Oud

Il liuto arabo a manico corto, senza tasti, cuore armonico dell'insieme.

ASCOLTA UN ESEMPIO DI OUD

Saïd Chraïbi — taqsim sul maqām ḥijāz, da Holm bi Fès.

Ney — il flauto di canna

ناي

Ney

Il flauto di canna obliquo, dal suono grave e velato, associato da lungo tempo all'espressione spirituale tanto quanto profana.

ASCOLTA UN ESEMPIO DI NEY

Sufi Music Ensemble — taqsim sul nāy.

La voce — portata, non forzata; la nouba si canta tanto quanto si suona, e il cantore principale (munshid, منشد) porta il poema tanto quanto la melodia.

شَرِبْنَا عَلَى ذِكْرِ الْحَبِيبِ مُدَامَةً
سَكِرْنَا بِهَا مِنْ قَبْلِ أَنْ يُخْلَقَ الْكَرْمُ

« In memoria dell'Amato bevemmo un vino; ne fummo ebbri prima che la vite fosse creata. »

Ibn al-Farid — XII–XIII secolo

Questo verso, uno dei più celebri della poesia mistica araba, appartiene al repertorio spirituale che la tradizione andalusa ha fatto proprio: il vino è l'ebbrezza della presenza divina, e non quello della coppa.

DISCIPLINA DEL VERBO CANTATO

Malhun — la parola che si trasmette

Malhun — la parola che si trasmette

Nato nelle città del Marocco — Tafilalt, Marrakech, Fès, Meknès, Salé — e riconosciuto dall'UNESCO nel 2023 come patrimonio culturale immateriale dell'umanità, il malhun è un'arte della parola ritmata e cantata, storicamente legata al mondo delle corporazioni artigiane delle medine. Un shaykh al-malhun trasmette un repertorio a pochi discepoli, secondo lo stesso ritmo d'apprendistato di quello dello zellige o della calligrafia: la memoria del gesto che passa da una bocca a un'altra, da una generazione alla seguente.

È questa filiazione diretta col mondo della bottega che fa del malhun una delle trasmissioni più naturali di Dar al-Hiraf.

Il repertorio del malhun si costruisce in qasida (قصيدة) — poemi lunghi, spesso di parecchie decine di versi, cantati a cappella poi ripresi da un piccolo ensemble (violino, ʿūd, percussioni). I temi variano dall'amore mistico all'elogio del Profeta, passando per evocazioni assai concrete del mondo artigianale — attrezzi, gesti, materie. Tra i grandi nomi trasmessi di generazione in generazione figura Sidi Qaddour al-ʿAlami (XVIII secolo), ancora cantato oggi a Fès e Meknès.

ASCOLTA UN ESEMPIO DI MALHUN

Hajj Houcine Toulali — malhun di Meknès; qasida di Sidi Qaddour al-ʿAlami.

DISCIPLINA DELL'ASCOLTO

Sama — l'ascolto che raccoglie

Sama — l'ascolto che raccoglie

Il samāʿ (سماع) — letteralmente « l'ascolto » — designa nella tradizione sufi l'audizione raccolta di canti e di poesia mistica, praticata per liberare il cuore dalla dispersione del mondo. Nel Maghreb, questa veglia prende il nome di hadra (حضرة): dhikr collettivo, spesso in cerchio, portato dal bendir e talvolta dal nāy, con un dondolio misurato del corpo — ben distinto dalla rotazione dei dervisci Mevlevi, ordine nato a Konya, in Anatolia, estraneo alla tradizione del Riad.

Il samāʿ non ha mai raccolto l’unanimità: i giuristi mālikiti, scuola dominante in Marocco, restarono a lungo prudenti verso la musica strumentale nel culto, quando al-Ghazālī, nel suo Iḥyāʾ ʿulūm al-dīn (إحياء علوم الدين), ne fece una delle difese più influenti — a condizione che l'intenzione resti pura. È in questo spirito misurato, mai nell'eccesso, che certe veglie della casa si chiudono su un ascolto silenzioso.

ASCOLTA UN ESEMPIO DI SAMĀʿ

Cofradía Al-Shushtarí, Omar Metioui — dhikr e samāʿ, 1999.

PERCHÉ A DAR AL-HIRAF

Trasmissione, non spettacolo

Queste tre discipline condividono la stessa logica dello zellige o della calligrafia: un maestro, un gesto ripetuto — una frase melodica, un verso, un ascolto — finché la voce o l'orecchio li possiedono senza pensarci. Mai uno spettacolo dato a un pubblico; un sapere trasmesso nel silenzio della bottega o nel raccoglimento di una veglia.

I termini di questa pagina sono raccolti nel glossario della casa.