DAR AL-HIRAF — CORPO E RITMO

Disciplina coreutica

Due gesti trasmessi come un mestiere — il bastone e il ritmo — mai uno spettacolo.

Disciplina coreutica

A Dar al-Hiraf, il corpo s'impara come la materia: per ripetizione, pazienza, e l'autorità tranquilla di un maestro. Ciò che segue riunisce due discipline di questa natura — l'una governa il gesto, l'altra il ritmo. Ciò che riguarda il suono e la parola — la musica andalusa, la qasida cantata, l'ascolto — è trattato a parte, in Musica e canto.

Queste due discipline appartengono a una sola parola. In arabo, riyāḍa (رياضة) designa tanto l'esercizio del corpo quanto il lavoro che un uomo conduce su se stesso: al-Ghazālī chiama riyāḍat al-nafs (رياضة النفس), l'addestramento dell'anima, il libro dell'Iḥyāʾ che egli consacra alla correzione del carattere, e vi parla dei vizi col vocabolario del medico. Il bastone e il ritmo del guembri sono dunque due materie offerte allo stesso lavoro, e non due tecniche separate.

DISCIPLINA DEL CORPO

Tahtib — L'arte del bastone

Tahtib — L'arte del bastone

Nato nell'Egitto antico — se ne trova già traccia nei bassorilievi faraonici — e vivo ancora oggi nell'Alto Egitto, il taḥṭīb è un dialogo più che un combattimento: due uomini, due bastoni, un ritmo di tamburo che regola ogni gesto. Si tratta di un esercizio di giustezza, di ritegno e di coraggio più che di una coreografia appresa per essere mostrata — la padronanza del corpo precedendo sempre quella dell'arma.

È in questo spirito che trova il suo posto a Dar al-Hiraf, accanto alle altre discipline: non come attrazione, ma come pratica del coraggio misurato.

Il bastone impiegato, chiamato ʿasa (عصا) o nabboud (نبوت), misura generalmente da 1,20 a 1,50 metri — abbastanza lungo da esigere una gestione precisa della distanza, troppo leggero per ferire gravemente se è maneggiato con giustezza. Il duello si gioca su un ritmo di tamburo (tabla baladi, طبلة بلدي) che accelera per gradi: ogni cambiamento di tempo impone ai due uomini una nuova lettura dello spazio e del gesto dell'altro. Vince chi tocca senza mai perdere la misura, e non chi colpisce forte.

Asa, nabboud e tabla baladi

I bastoni e il tamburo che regola il duello.

وَلَقَدْ شَفى نَفسي وَأَبرَأَ سُقمَها
قَولُ الفَوارِسِ وَيْكَ عَنتَرَ أَقدِمِ

Wa-laqad shafā nafsī wa-abra'a suqmahā / qawlu-l-fawārisi wayka ʿAntara aqdimi

« L'anima mia fu guarita, il suo male placato, dal grido dei cavalieri: \"Coraggio, Antar, avanza!\" »

ʿAntarah ibn Shaddād — Muʿallaqa, VI secolo

Questo verso, uno dei più celebri di tutta la poesia preislamica, appartiene alla Muʿallaqa di ʿAntarah ibn Shaddād — il poeta-cavaliere per eccellenza. Non descrive il taḥṭīb stesso, nato in tutt'altra regione e in tutt'altra epoca; ma lo spirito che porta — il corpo che trova la sua pace nella prova padroneggiata — è quello che questa disciplina cerca di trasmettere.

DISCIPLINA DEL SUONO

Gnawa — la trasmissione del maalem

Gnawa — trasmissione del maalem

Portato dal guembri a tre corde e dai qraqeb di metallo, il gnawa è una musica di trasmissione ereditata dalle confraternite d'origine subsahariana insediate in Marocco da secoli — un repertorio orale, esterno al canone scritto della poesia araba classica, ma altrettanto rigoroso nella sua pedagogia. Il maestro che l'insegna porta un titolo che nulla deve al caso: maalem — la stessa parola del maestro artigiano, maalem zellige, maalem menbut.

Un solo sistema di trasmissione, applicato ora alla pietra, ora al legno, ora al suono: è questo legame che giustifica il suo posto a Dar al-Hiraf.

La cerimonia completa del gnawa, chiamata lila (ليلة, « la notte »), può durare un'intera notte: associa a ogni colore di tessuto, a ogni ritmo del guembri, un'entità spirituale precisa che il canto viene a invocare poi a placare. Il maalem gnawa non suona soltanto un repertorio, ma conduce l'intera notte, sa quando rallentare, quando rilanciare, quando chiudere.

ASCOLTA UN ESEMPIO DI GNAWA

Maalem Said Damir — « Soudani Manayou », dal repertorio della lila.

« Il maestro non mostra un passo, ma trasmette un ritmo che il corpo deve imparare a portare da solo. »

Il corpo trova anche il suo riposo nell'ascolto silenzioso — il samāʿ che chiude certe veglie della casa.

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