Profumi ed essenze
L'arte marocchina dei profumi diventa disciplina di formazione. Il naso, la mano, la memoria — dalla rosa di Kelaât M'Gouna all'alambicco, un mestiere che si apprende come gli altri, gesto dopo gesto.
Al Riad, il profumo è un mestiere di precisione e non un accessorio di lusso. Riconoscere un'essenza, dosare un assemblaggio, conoscere la pianta prima dell'olio — la stessa serietà che per lo zellige o la calligrafia.
La formazione unisce tre gesti: il naso che distingue, la mano che distilla, la memoria che ritiene. Si impara prima a sentire, poi a fare.
إِذَا قَامَتَا تَضَوَّعَ الْمِسْكُ مِنْهُمَا
نَسِيمَ الصَّبَا جَاءَتْ بِرَيَّا الْقَرَنْفُلِ
« Quando si alzavano, il muschio si esalava da loro — come la brezza d'oriente carica del profumo del chiodo di garofano. »
— Imruʾ al-Qays, Muʿallaqa

Il naso
Riconoscere, distinguere, memorizzare le essenze. Prima di ogni composizione, l'allievo impara a nominare ciò che sente — rosa, arancio, gelsomino, legno, resina.

Il gesto
Distillazione, assemblaggio, dosaggio. L'alambicco — la parola viene dall'arabo al-inbīq (الإنبيق), ereditato a sua volta dal greco ambix — le proporzioni, il tempo di cottura: la mano impara la pazienza della trasformazione.

Le materie
Rosa di Kelaât M'Gouna, fiore d'arancio, gelsomino — conoscere la pianta prima dell'essenza. Il mestiere comincia al giardino e al mercato, non soltanto alla bottega.
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