Al-Munya
La casa accanto al Riad: un corpo distinto, con un ingresso proprio e il medesimo stemma. Dentro, due case e due regole.
Accanto al Riad sorge Al-Munya: un corpo distinto, con un ingresso proprio e un patrimonio proprio. Porta lo stesso stemma a Fès e in Sicilia, e non cambia nome con la sede.
È la casa in cui alloggia chi la Casa riceve, e non un’ala del Riad: dentro vi sono due case, e la foresteria propriamente detta è Dar al-Diyafa.
Una sola parete in comune, e una porta che si apre esclusivamente dal lato del Riad.
Le due case, dentro
Dentro Al-Munya vi sono due case, e due regole.

Dar al-Asl دار الأصل
«Casa del principio». Ospita senza corrispettivo gli ospiti della Casa: gli oneri restano alla società che tiene il corpo.
Non c’è tariffa, non c’è listino, non c’è diritto acquisito con una quota.
Chi vi è ricevuto lo è perché la casa lo decide, mai perché ha pagato.

Dar al-Diyafa دار الضيافة
«Casa dell’ospitalità»: è la foresteria. Vi alloggiano i nudamāʾ e i loro ospiti, che versano la propria quota; i proventi vanno alla società.
Si entra su richiesta, e la richiesta può essere rifiutata.
Il prezzo del soggiorno è alto, e non è il criterio dell’accesso.
An-Nudama, e il suo majlis
An-Nudama (الندماء) designa i novantanove fondatori e il fondo autonomo destinato a finanziare il Riad. Non è una casa e non ha un alloggio proprio: quando un nadīm soggiorna, sta in Dar al-Diyafa e paga la sua quota come chiunque altro.
Il majlis è An-Nudama: la compagnia a numero chiuso, in cui si entra per cooptazione e non per domanda, e che siede in Dar al-Diyafa. Non dà diritto d’ammissione alla Casa né voce nelle sue deliberazioni: quelle appartengono al majlis al-umanāʾ della casa di formazione, che è altra cosa.
È una separazione voluta, e non una sottigliezza contabile: impedisce che un’ospitalità diventi un privilegio di soci.

Ciò che lega le due case
Al-Munya versa al Riad un canone annuale fisso, dovuto quale che sia l’andamento dell’anno: un canone, e mai una percentuale sui ricavi. La Casa non dipende dal buon esito della casa accanto, e la casa accanto non acquista, pagando, alcun titolo sulla Casa.
Il Riad è destinato a essere costituito in ḥubus, o nella forma più prossima che il diritto del Regno consenta: il bene non si vende e non si eredita, e i suoi frutti restano assegnati alla formazione.
Il restauro protegge i muri; il ḥubus protegge la vocazione: la casa non potrà divenire un istituto d’accoglienza.
Ciò che non cambia per la Casa
Gli apprendisti non alloggiano mai in Al-Munya: durante il periodo di prova i ragazzi alloggiano nelle camerate dove dormono tutti gli altri. Dar al-Asl non è un’ala di formazione e non raddoppia i dormitori della casa vicina.
L’ospite di Al-Munya prende i pasti in Al-Munya, salvo essere invitato, per eccezione, alla tavola della Casa.
La futuwwa
Ciò che collega le due case è una regola di carattere, molto più che il comfort.
La futuwwa — compagnia, onore, servizio — forma prima l’uomo. Non eleva secondo il censo. Abbassa ciò che il mondo prende per una misura.
Il giovane ricevuto senza mezzi è elevato: gli viene dato un mestiere, una disciplina, un posto a tavola. L’uomo dotato di mezzi è ricevuto alla stessa tavola, nello stesso abito, nello stesso gesto. Gli si toglie il diritto di pagare per essere guardato.
L’uno impara a meritare ciò che gli è dato. L’altro impara a servire. Né l’uno né l’altro entra per ciò che ha.
Portano lo stesso qamīṣ di lino crudo, mangiano alla stessa tavola, lavorano nello stesso atelier, pregano alla stessa ora e dormono nella stessa camerata. Il primo vi trova di che riscattare un passato d’umiliazioni; il secondo vi impara l’umiltà, e ad obbedire prima di comandare, in una casa dove la sua fortuna non gli compra nulla.

Alla loro tavola, durante una prova di tiro con l’arco, in giardino o in cucina, nessuno porta la propria origine sul viso. Lo sguardo è lo stesso.
L’ospite della Munya non acquisisce alcun diritto sulla vita del Riad. Un passaggio eventuale resta un gesto di chi vi vive — mai una prerogativa del denaro.

Alla porta
Fuori, il mondo legge ancora i segni. Il vestito, il bagaglio, la postura.
L’uno non ha nulla da mostrare. L’altro arriva carico di segni.
La porta li riceve uno dopo l’altro, nello stesso silenzio.
Fuori, il mondo legge ancora i segni. La porta non li legge.

In casa
Una volta ammesso, la differenza scompare.
Si può essere invitati a una prova di tiro con l’arco o a una danza di notte. Se c’è da fare in cucina o in giardino, gli ospiti sono i primi a imparare.
Chi pagava fuori impara a portare l’acqua. Chi non aveva nulla impara che lo si guarda come gli altri.
Una volta varcata la soglia, non c’è più il ricco e il povero. Ci sono soltanto uomini sotto lo stesso sguardo.
FÈS
La catena della medina
Fès dà alle due case la loro città: quella in cui la catena dei mestieri ha ancora un nome, un quartiere, un amīn — e dove questa catena si spezza più in fretta di quanto si ricostruisca.
Dar al-Hiraf occupa un anello di questa catena: abbastanza a lungo perché una malaka nasca. La Munya parla la stessa lingua materiale. I suoi stucchi, i suoi legni, i suoi tessuti verranno, col tempo, dalle stesse botteghe.
Sostenere il complesso è commissionare un gesto a Fès. Il mestiere ha un committente prima d’avere un mercato. Questo vale per lo stucco e il legno — e, a tempo debito, per il cuoio di sella e il metallo delle finiture, là dove la furūsiyya raggiunge la bottega.
LA SOGLIA DEL RIAD
Un altro percorso
L’ospite della Munya non entra al Riad con lo stesso gesto. Il cammino del Riad — leggere, scrivere, lo scambio, il soggiorno d’immersione, l’immersione di mestiere o il percorso residenziale — resta distinto dall’invito alla casa accanto.
الرِّياضُ لِأَهْلِهِ، لَا أَهْلُهُ لِلرِّياضِ
«Il riad è per i suoi, non i suoi per il riad».