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Ciò che si istituisce a Fès può, senza snaturarsi, lasciarsi riconoscere anche sull’altra sponda.

Un giovane ṣāniʿ davanti alla porta di cedro che ha appena compiuto, nel patio di un riad ancora in cantiere
La prima opera sarà la casa stessa: una porta compiuta in un patio ancora in cantiere.

CIÒ CHE SI ISTITUISCE

Il volto che si può mostrare

A Fès i mestieri della mano non si sono interrotti. Ciò che manca più spesso non è il sapere: è la casa in cui quel sapere forma ancora degli uomini — e da cui può, senza snaturarsi, parlare all’altra sponda.

Il mecenate che porta il Riad Al-Uns non finanzia un’immagine del Maghreb destinata all’Europa, né una vetrina del disagio. Rende possibile, nella medina e sotto una soglia propria, una dimora di formazione dove le cinque preghiere e la futuwwa ordinano il giorno, e dove il gesto del maestro si trasmette fino a divenire quella malaka che nessuna scuola serale concede. Di lì — senza organigramma fra le sponde, senza che l’una sia maestra dell’altra — i maestri potranno un giorno insegnare anche in Sicilia, in una casa cugina a soglia mista di fede e di cultura, e laica, riservata a giovani uomini maggiorenni. Così, là dove tanti giovani maghrebini in Europa sono visti soltanto come braccia, potrà comparire, per l’esempio del mestiere e della regola, il volto alto della loro civiltà: desiderabile, e non più soltanto rivendicato.

Il Riad resta la casa nella propria tradizione. Al-Funduq as-Siqilli non lo sostituisce e non lo diluisce. Lo onora, mostrando che la regola scritta per la medina può tenere, con altra soglia, anche fuori dal Maghreb. Chi sostiene Fès sostiene la sorgente; chi riconosce la Sicilia riconosce la prova civile.

La carta comune è Al-Mithaq. La casa di Sicilia è Al-Funduq as-Siqilli. Qui si dotano i muri e la formazione; non si compra un’orientazione.

Riad Al-Uns non esiste ancora. È una visione precisa, un luogo da trovare, una comunità che non ha cominciato. Cerchiamo coloro che possono portarla a termine — non sponsor, ma uomini e case che comprendono che una cultura si trasmette per le mani e mai si conserva in una vetrina, e le mani non si formano che con il tempo e il denaro.

Ogni anno che passa senza che questa casa esista è un anno in cui un maalem invecchia senza avere trasmesso, e in cui un giovane uomo se ne va senza avere ricevuto nulla. È il solo motivo d’urgenza che questo progetto riconosca — e basta.

CIÒ CHE SI FINANZIA

Uomini, prima dei muri

Si può restaurare una casa della medina e non avere salvato che un’opera architettonica. Ciò che questo progetto chiede di sostenere è ciò che accade dentro, e ciò che ne esce, il che è molto più dell’edificio.

I giovani uomini che entreranno a Dar al-Hiraf non vi resteranno tutta la vita: vi apprenderanno un’arte della mano — dapprima la sola bottega da cui la casa comincia, la selleria con il ferro e il legno che le stanno intorno; poi, quando ci saranno un maestro e la dotazione che lo tiene, lo zellige, il gesso e il mocárabe, la tessitura, la calligrafia, le essenze — e, con il mestiere, ciò che permette di padroneggiarlo: la disciplina quotidiana, il rispetto della parola data, la lealtà verso chi lavora accanto a sé, la misura nell’uso dei beni. Poi quei giovani partiranno.

Partiranno per divenire ciò che un uomo formato diviene: mariti fedeli, padri capaci di educare i figli, artigiani esperti in grado di tenere una bottega e di formarvi a loro volta, cittadini utili alla loro comunità e sudditi fedeli di Sua Maestà il Re del Marocco.

Non è una promessa rinviata a dopo la casa. Negli anni di formazione la khitbah si stringe fra le famiglie, la fidanzata è ricevuta nel parlatorio accompagnata dai suoi secondo l’uso e la decenza dell’ʿurf, e le nozze vengono quando il giovane è divenuto maʿallem e sa reggere una bottega e una casa. La formazione è una via verso un focolare da fondare, e non un distogliersene.

È là che si misura la portata del Riad Al-Uns: non dal numero di metri quadrati restaurati, ma dal numero di focolari che arderanno tra vent’anni nella medina di Fès, nati grazie alla formazione umana, caratteriale e professionale impartita dal Riad sulla base dei principi della futuwwa e della furūsiyya.

Un maalem che corregge il gesto di tre ṣāniʿ al banco
Un maestro corregge il gesto; il ṣāniʿ ricomincia. È questo, esattamente, che finanzia un dono.

UNA CAUSA CHE VA OLTRE LA CASA

L’artigianato del Regno

L’artigianato marocchino sparisce quando un maalem invecchia senza avere trovato chi erediti il suo sapere, e non per mancanza di bellezza o di acquirenti. Quel momento non si recupera: un mestiere perduto non si ricostituisce a partire da fotografie.

La salvaguardia di questo patrimonio vivente è in Marocco una causa pubblica, fatta propria da istituzioni, scuole e associazioni di cui Dar al-Hiraf non pretende di prendere il posto. La casa porta ciò che più spesso manca: la durata. Una vita comune in cui la stessa operazione si ripete ogni giorno per anni, fino a divenire malaka, la qualità stabile, la dote abituale di cui parlava Ibn Khaldūn, che un corso di alcune ore in un atelier non dà.

La catena della furūsiyya — cuoio di sella, morsi e staffe, tessuti da parata — è quella da cui la casa comincia: sopravvive a Fès e nel Regno, tenuta dalle botteghe che servono la tbourida e le feste. Richiede gli stessi anni di mano dello zellige o del ferro battuto.

Sostenere questa casa significa dunque sostenere due cose insieme: uomini che si formano, e un saper fare che trova la sede naturale in cui continuare. Il sostegno al Riad si converte in commesse alle corporazioni della città, e, quando quegli atelier saranno aperti, in commesse alla selleria e alle guarniture in metallo: ore di lavoro presso maestri che esercitano.

Posa dello zellige: tessere tagliate e assemblate a mano
Lo zellige — anni perché la mano non tremi più.
Calligrafia maghrebina tracciata al calamo
La calligrafia — un sapere che s’estingue con chi lo custodisce.
Fucina: il ferro lavorato al fuoco e al martello
Il ferro battuto — una bottega chiusa non riapre mai.

IL COMMITTENTE

Il pezzo unico

Mani d'artigiano — ciotola di Fès al tornio

Un mercato vende oggetti già fatti, mentre chi commissiona ordina un’opera che deve ancora essere eseguita, e nell’ordinarla ne accetta i tempi e i limiti che la materia e la mano impongono.

Poiché la casa comincia a insegnare prima di aprire, il cantiere del Riad e di Al-Munya è già la sua prima scuola: i ṣāniʿ vi imparano sul posto, accanto alle corporazioni della medina che vi lavorano il gesso e il cedro, lo zellige, il ferro e il tessuto, sicché la tenda, la lampada e la porta che vi si ordinano restano dove sono state fatte.

Chi sostiene l’acquisto e il restauro dà alle botteghe di Fès un lavoro che comincia subito e, insieme a quello, un orizzonte che nessuna vendita di passaggio procura, quello di un committente che ritorna: hanno una commessa prima di avere una vetrina.

Quanto si dà resta perciò nella città, in mani che lavorano, e il sapere trasmesso al ṣāniʿ seguita a operare quando chi l’ha sostenuto non ci sarà più, secondo l’uso, a Fès mai interrotto, per cui in questa casa si fa duʿāʾ per chi l’ha resa possibile.

IMPRESE

Materiali e servizi

Oltre al lavoro visibile degli artigiani — il gesso, lo zellige, il cedro, il ferro e il cuoio — il restauro del Riad e di Al-Munya chiede forniture e opere che l’artigianato d’arte non esegue: materiali da costruzione, reti d’acqua e d’elettricità, impermeabilizzazione delle terrazze e dell’hammam, messa a norma dei sanitari, della cucina e dei locali di servizio, ponteggi, trasporto e assicurazione.

Le imprese che vogliano concorrervi possono farlo con la fornitura della merce o con la sua posa, secondo i lotti del cantiere: cemento, calce e malte per le opere edili; cavi, guaine, quadri, prese, illuminazione e rivelazione incendi per l’impianto elettrico; canalizzazioni, pompe, cisterna, scaldacqua e scarichi per l’idraulica; cappe, vasche e impianti del freddo per la cucina; ponteggi e noleggio di attrezzature per il tempo dei lavori.

Ogni fornitura segue il capitolato dell’architetto, che ne verifica la conformità prima che venga accettata, ed è consegnata in cantiere. Si dà ciò di cui i lavori hanno bisogno, e non ciò che resta in magazzino. Chi voglia proporre una fornitura può scriverci.

Consegna di materiali al cantiere di un riad: calce, rame, ponteggio

COME SOSTENERE

Tre impegni, secondo la misura di ciascuno

Alla porta del Riad, un padre e il figlio venuti da lontano, una famiglia della medina, lo stesso accoglimento

I — IL LUOGO

L’acquisto

Identificare e acquistare l’immobile. Senza questo primo passo, nulla di ciò che descrivono queste pagine comincia.

Tre giovani artigiani marocchini che tagliano il gesso alla bottega

II — LE MAESTRANZE

Il restauro

Restituire la casa al suo stato, con i gesti e le materie giuste — poiché il cantiere è esso stesso la prima scuola.

Salsabil: l'acqua che scende senza interruzione

III — LA DURATA

Il fondo di dotazione

Dotare il Riad di un capitale i cui soli frutti coprono la vita ordinaria della casa, affinché essa non dipenda mai dalla generosità dell’anno seguente.

Dei tre impegni il terzo è il meno compreso e insieme il più decisivo, perché una casa comprata e restaurata, ma lasciata senza dotazione, vive quanto l’entusiasmo che l’ha aperta e si chiude con esso; ed è di questa morte che muore la maggior parte dei progetti di salvaguardia, i quali quasi mai falliscono all’apertura e quasi sempre più tardi, quando chi li aveva voluti ha smesso di occuparsene.

Il dono che fonda è dunque quello che assicura che fra cinquant’anni il fuoco della bottega sarà ancora acceso, più ancora di quello che paga i muri.

LA FORMA DEL BENE

Un bene che non potrà più essere venduto

Il Regno conosce da secoli lo strumento che conviene a una fondazione di questa natura: il ḥubus, che altrove in terra d’Islam si chiama waqf. Il bene che vi è costituito resta immobilizzato, sottratto alla vendita, alla donazione, alla successione e al pignoramento, e i suoi frutti sono destinati in perpetuo allo scopo per il quale il fondatore l’ha voluto. Di questo hanno vissuto per secoli le madrase, le fontane e le biblioteche di Fès, sopravvissute di gran lunga a chi le aveva fondate.

Riad Al-Uns sarà costituito in questa forma, o in quella che più vi si avvicina fra quelle previste dal diritto marocchino vigente; le modalità saranno fissate con gli organismi competenti prima di qualsiasi acquisto.

Ciò che questo cambia per chi sostiene la casa è semplice, ed è forse l’essenziale di questa pagina: si dota un bene che, per l’atto stesso che lo costituisce, non potrà essere rivenduto fra dieci anni, trasformato in casa d’ospiti o diviso fra eredi.

SOSTENERE UN ELEMENTO

Altri modi di sostenere il Riad

Non tutti sono in misura di fondare una casa. Si può sostenerne una parte precisa, identificabile, della quale si segue poi la vita:

Un maestro di mestiere al lavoro con i suoi ṣāniʿ

L’anno di un maalem

La remunerazione di un maestro d’arte per un anno intero di formazione.

Bottega attrezzato: banchi, utensili appesi, materie in riserva

L’installazione di una bottega

L’allestimento completo di una delle botteghe che seguono la prima — utensileria, banchi, materie prime.

Giovane ṣāniʿ che scolpisce il legno

La formazione di un sani

Il percorso di un giovane, dal primo grado fino alla maestria del suo mestiere.

Telaio in uso nella bottega di tessitura

Uno strumento, un telaio

Un pezzo d’attrezzatura durevole, che servirà generazioni successive di ṣāniʿ.

Due giovani artigiani che tagliano il gesso nella bottega

La materia di un’opera

Il gesso, le terre, il legno o il ferro di un’opera di ricezione — quella che un compagno lascerà nei muri al termine della sua formazione. Si dota la materia dell’opera, che resterà nella casa. Al-Athar →

Gli importi corrispondenti a ciascuno di questi impegni figurano nel dossier, comunicato dopo un primo scambio.

CIÒ CHE È GARANTITO

Ciò che il denaro non muterà

Un mecenate ha il diritto di sapere non soltanto ciò che il suo dono permetterà, ma anche ciò che non potrà in nessun caso produrre. Con i mezzi crescono la qualità del restauro, il numero dei mestieri insegnati e la solidità della dotazione; restano invece fermi, quali che siano i mezzi, il numero dei residenti, il ritmo dell’apprendistato e il numero degli ospiti che la Casa riceve.

Di misura umana la Casa lo è per statuto, e non per scarsità di mezzi: non diverrà un istituto d’accoglienza, non si trasformerà in museo e non aprirà una filiale. Questi limiti saranno iscritti negli atti che la reggono, e non affidati alla buona volontà del momento.

È ciò che dice il motto, e vale anche per chi dona: «Il riad è per i suoi, non i suoi per il riad».

La comunità raccolta nel patio all'alba

LA CONDIZIONE DI TUTTO IL RESTO

Una casa che può fare a meno di ciascuno

La Casa non incassa nulla dai suoi ospiti. Il veicolo che gestisce Dar al-Diyafa le verserà una somma annuale fissa, e mai una parte dei propri ricavi, e nessuna fonte potrà superare il terzo di ciò di cui la Casa vive. Disposizioni simili si prendono di solito per prudenza contabile, ma il loro effetto è altrove.

Fanno sì che nessuno sia indispensabile alla Casa, e che dunque nessun posto vi si possa comprare. Il figlio di una famiglia cospicua è ricevuto, o non è ricevuto, con lo stesso metro di chi arriva senza nome, e il benefattore che volesse ottenere un’eccezione se ne accorgerebbe alla prima richiesta; una scuola che vive delle rette che le si versano non può imporre la propria regola a chi le versa, e questo lo sanno tutti, a cominciare dall’allievo.

È questa indipendenza che la dotazione permanente finanzia, prima dei muri e prima dei mestieri: un giovane impara quanto vale soltanto dove il suo nome non lavora al posto suo, e un luogo simile cessa di esistere nel momento in cui la Casa ha bisogno di lui. Il rifiuto è dunque la prima cosa che il dono rende possibile, e vale per tutti, compreso chi dona.

→ At-Tadbir · → Chi cerchiamo

IL NOME DEL BENEFATTORE

Scolpito nel gesso, intagliato nel cedro, impresso nel cuoio

Nelle città del Regno, le madrase, le fontane, gli ospedali e le biblioteche portano da secoli il nome di chi le ha fondate, inciso nel gesso scolpito o nel marmo e seguito da un’invocazione per la sua anima. È così che una comunità fa memoria dei suoi benefattori e continua a pregare per loro quando non ci sono più da secoli.

Cartiglio di gesso scolpito allo stipite di una porta di cedro, colto di sbieco nell'ombra
È sulla soglia, e in nessun altro luogo, che si legge il nome di colui che ha reso la casa possibile.

Riad Al-Uns seguirà quest’uso. Chi avrà reso possibile la casa potrà avere il proprio nome inciso nel gesso dell’ingresso, nella lingua e nella forma che avrà scelto, accompagnato dalla formula di benedizione consueta. Per esempio:

حبّس هذه الدار فلان ابتغاء وجه الله تعالى — سنة ١٤٤٨

[Nome] ha costituito questa casa in ḥubus in cerca del volto di Dio, l’anno 1448.

من فضل فلان، جزاه الله خيرًا

Per la munificenza di [nome]: Dio lo ricompensi con il bene.

على روح فلان، رحمه الله

Per l’anima di [nome], che Dio abbia misericordia di lui.

Anche una bottega, una biblioteca, una fontana o la dotazione stessa possono portare un nome: quello del donatore, quello di suo padre, quello di un defunto la cui memoria voglia far durare. Se invece preferisce il silenzio, l’anonimato è intero: nessun nome è pubblicato senza un consenso scritto, e il dono nascosto non è mai passato, qui, per il minore dei doni.

Il rendiconto

Uno stato annuale dell’impiego dei fondi e dell’avanzamento, indirizzato personalmente.

La casa aperta

Essere ricevuto al Riad, vedere le botteghe al lavoro, conoscere i maestri e coloro che apprendono.

Un posto, non un rango

La futuwwa vale nei due sensi: chi sostiene è ricevuto come un fratello maggiore, non come un cliente.

CIÒ CHE NON S’INTERROMPE

Un’elemosina che continua

Un hadith ben noto, riportato da Muslim, insegna che quando il figlio di Adamo muore il suo operare si interrompe, salvo per tre cose: un’elemosina che continua, un sapere di cui altri si giovano, e un figlio pio che prega per lui.

È raro che una sola fondazione riunisca tutte e tre, e questa le riunisce per natura: la dotazione è l’elemosina che continua; il mestiere che un maalem trasmette a un ṣāniʿ è il sapere di cui altri si giovano, e che sarà trasmesso ancora quando chi l’ha finanziato non ci sarà più; e in questa casa si prega, per i genitori, per i maestri e per chi ha reso possibile la formazione di ciascuno.

È questo, più di ogni contropartita visibile, ciò che un mecenate riceve sostenendo la casa: un’opera che continua a portare frutto dopo di lui, e non un bene che si consuma.

Un uomo dona di mano in mano, nel patio

As-sakhā’ — la generosità: ciò che esce dalla mano e non ritorna.

IL LIMITE

Donare non implica comandare

Onorare un benefattore è un dovere; obbedire a un finanziatore è un vincolo di tutt’altra natura, che la casa non assume. Il dono non dà voce in capitolo sulla regola della casa, sulla scelta dei maestri, sull’ammissione dei residenti, sul ritmo delle giornate né sui mestieri insegnati: nessuna somma, per quanto ingente, compra un indirizzo.

Il limite protegge la casa e, con essa, il dono stesso. Una fondazione che piega la propria regola a seconda di chi la finanzia cessa presto di essere ciò che si era voluto sostenere, e il benefattore si accorge di avere pagato per un’altra cosa. Ciò che qui si promette è che fra trent’anni la casa sarà ancora quella che queste pagine descrivono, e lo si promette nel solo modo in cui una cosa simile si può promettere, iscrivendolo negli atti che la reggono.

Il mecenate che cerca uno strumento docile non troverà qui ciò che cerca, e vale la pena dirlo all’inizio piuttosto che alla fine. Chi invece vuole far esistere qualcosa che lo oltrepassa, qui è a casa sua.

PRIMO PASSO

Dichiararsi disponibile

Nulla si decide su un sito. Questo modulo apre uno scambio e non impegna ad alcun versamento: il dossier completo, cioè il luogo, il programma, le cifre, la forma giuridica prescelta e il calendario, viene poi inviato personalmente a chi manifesti un interesse serio.

Ogni persona, famiglia, impresa o istituzione che desideri contribuire alla continuità di questo patrimonio è invitata a farsi conoscere. Ogni messaggio è letto dal responsabile del progetto, e da lui soltanto.

Un colloquio seduti, intorno al tè, nel salone del riad
Ciò che si decide qui si decide così: seduti, faccia a faccia, senza fretta.

Ciò che sareste disposti a sostenere (più scelte possibili)

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