Gli attrezzi della selleria
Quarantotto oggetti, e il mestiere con cui la casa apre
La casa apre con una bottega sola, la selleria, che riunisce il cuoio, il legno e il metallo. Un finimento completo richiede la concia e la cucitura a due aghi, l’arcione sagomato e la forgia delle fibbie, delle staffe e degli speroni: tre mestieri attorno a un oggetto solo.
Il maestro sellaio non fabbrica la sella da solo: la dirige. Compra le materie, concepisce il modello, distribuisce il lavoro e assembla. Il feltro resta ai feltrai, l’arcione al falegname, le staffe e il morso agli artigiani dell’ottone e del ferro damaschinato. Il suo corpo di mestiere proprio è la bardatura ricamata, con tutto ciò che la precede e la segue.
Una sella fassia si compone di trentotto pezzi, ciascuno con un nome, e richiede fra i sei e i dodici mesi di lavoro. Un maestro non ne produce più di quaranta l’anno.
La bottega, di suo, non possiede quasi nulla di costoso. Possiede il tempo dell’apprendistato, e gli attrezzi sono la sua biblioteca.
Le undici arti
Nessun artigiano, da solo, fa una sella. Il sellaio ne è il regista: compra le materie, concepisce il modello, distribuisce il lavoro e monta i trentotto pezzi. Intorno a lui lavorano altri dieci mestieri, e una sella da parata completa richiede fra i quattro e i dodici mesi.
1. Il falegname. L’arcione in cedro dell’Atlante o in legno d’arancio, stagionato per anni. È il primo della catena: tutto il resto gli si costruisce intorno.
2. Il sellaio. Riveste l’arcione, taglia, cuce e monta. Calza la sella sul dorso del cavallo e la regola per la parata.
3. Il ricamatore. Ricama a mano il cuoio e il velluto tesi sul telaio, con fili d’oro e d’argento.
4. Il tessitore. Il tappeto di lana che scende sotto la sella e dà il fondo di colore all’insieme.
5. Le trapuntatrici. La coperta cucita a strati che ammortizza fra il tappeto e l’arcione.
6. Il feltraio. I sette feltri follati con sapone beldi, che fanno stare bene la stessa sella su cavallo dopo cavallo.
7. Il disegnatore. Custodisce e rinnova il repertorio, e prepara i cartoni che ricamatore e sellaio seguono.
8. Il passamaniere. Nappe, fiocchi e frange: tutto ciò che ondeggia al galoppo esce dal suo banco.
9. Il damaschinista. Incastra oro e argento nel ferro del morso e delle placche.
10. Il fabbro. Forgia le staffe, i corpi dei morsi, le placche e le borchie che il damaschinista decorerà.
11. Il conciatore. Non consegna un pezzo: consegna la materia di tutti. Il sellaio non vede mai la pelle dell’animale.
È la ragione per cui, sopra le porte delle botteghe, nessuna insegna è fatta dalla bottega che la porta.
Il banco
Il sellaio lavora seduto, spesso con il pezzo stretto fra le ginocchia. La bottega possiede poco, e quasi tutto è legno, acciaio e cuoio.
La tavola da lavoro
Piano massiccio in legno duro, incavato e lucidato dall’uso. Il taglio si fa premendo, non segando: un banco che flette rovina ogni taglio.
La lastra da taglio
Marmo o granito incassato nel piano. Non intacca il filo della lama e non si scava, come farebbe il legno.
Il ceppo da battitura
Tronco a fibra verticale, per battere fustelle e stampi senza rimbalzo.
La pinza da sellaio
Morsa di legno tenuta fra le ginocchia: stringe le due pezze e lascia libere entrambe le mani per i due aghi. Senza, la cucitura a sellaio non si esegue.
Il cavalletto porta-sella
Regge il pezzo già montato, quando non si può più mettere in pinza.
Il cavallo di legno
La sagoma su cui si prova la bardatura intera prima che veda un animale vero. È il luogo dove tutto il resto va a finire.
Il disegno e le sagome
Il motivo si disegna su carta colorata allo zafferano, poi cerata perché regga all’uso ripetuto. Le sagome sono il capitale accumulato di una bottega, e il primo bene che un maestro trasmette.
I cartamodelli
qālab
Una sagoma per ogni pezzo. Una sella fassia ne conta trentotto, ciascuno con un nome proprio.
Il cesello da sagome
Lame sottili per ritagliare i motivi dalla carta cerata. È intaglio, non forbice: quel bordo sarà il bordo del ricamo.
La punta tracciante
Riporta la sagoma sul cuoio, sul raso o sul velluto senza inciderli.
Il compasso e la rotella
Tracciano la linea della cucitura a distanza costante dal bordo. Se quella linea non è parallela, non c’è rimedio.
Metro e spessimetro
Lo spessore si sceglie, non si subisce: una cinghia di tre millimetri e una di quattro sono due oggetti diversi.
Il taglio
Il coltello a mezzaluna
khedmī
L’insegna della bottega. Lama semicircolare, manico unico al centro del dorso: taglia in curva e, col dorso, pareggia. Un solo utensile che fa metà del lavoro, e il più difficile da governare.
Il coltello a piede
Lama diritta a punta obliqua, per i tagli lunghi contro la riga, e il trincetto per le sagome minute.
Il tagliacorregge
Guida regolabile che ricava strisce di larghezza costante: cinghie, sottopancia, redini. Senza, ogni striscia è diversa dalle altre.
Le fustelle
Serie completa di diametri, per i fori delle fibbie e degli occhielli.
La pinza fustellatrice
La versione a mano, meno precisa ma indispensabile sui pezzi già montati.
Le forbici da cuoio
miqaṣṣ
Robuste, spesso con una punta arrotondata, per pelli sottili, feltri, fodere e passamanerie.
Il mazzuolo
In legno duro o cuoio pressato, mai in metallo: un martello d’acciaio rovina la testa delle fustelle in poche battute.
Assottigliare e affilare
In selleria si affila ogni giorno. Una lama smussata non taglia il cuoio: lo strappa, e strappa anche le mani.
Il coltello da scarnire
mishraṭ
Assottiglia il bordo perché due lembi sovrapposti non facciano spessore. È la lavorazione che distingue un pezzo fatto bene da un pezzo grosso.
La pialletta da sfilettare
Versione guidata, più sicura, per chi impara.
La pietra da affilare
ḥajar as-sann
A grana doppia, ad acqua o a olio: il filo si rifà prima che serva.
La coramella
Cuoio vecchio incerato con pasta abrasiva: toglie la bava e dà il filo finale. Va in coppia con la pietra.
L’acqua e la spugna
Il cuoio si lavora inumidito al punto giusto: troppo secco si spacca, troppo bagnato perde il segno.
Marcare e cucire
La cucitura è a due aghi e un filo solo, nei fori già preparati. Tiene anche se un punto si rompe: è questo che fa durare una sella quarant’anni.
I ferri da punti
Serie per passo, da uno a sei rebbi. Battuti sul cuoio, segnano inclinazione e distanza dei punti: è qui che si decide se una cucitura sarà bella.
Lo scanalatore
Incide il solco lungo cui correrà il filo: la cucitura resta sotto il livello del cuoio e non si consuma.
La lesina
mikhraz
Lama a sezione losangica su manico a pera, che si spinge col palmo. Ogni colpo apre un foro inclinato nell’angolo giusto per i due aghi.
Gli aghi curvi
Per i passaggi ciechi e per l’imbottitura, dove la punta dritta non arriva.
Gli aghi e il filo impeciato
Aghi a punta smussata, perché non devono forare ma infilarsi nel foro della lesina. Il filo di lino si ritorce e si impecia: la pece riempie il foro e blocca il punto.
Il ditale a palmo e la cera
Per spingere l’ago negli spessori che la sola mano non vince, e per ripassare il filo quando perde la presa.
Le pinze
Tirano il filo, serrano il punto, tendono il cuoio sull’arcione.
I bordi
Un maestro si riconosce dai bordi.
Il ribordatore
Smussa lo spigolo vivo: un bordo non smussato taglia la mano e si consuma in un mese.
Il brunitoio
misqala
Scanalato, in legno duro o osso. Con acqua e cera compatta la fibra finché il bordo diventa vitreo. Nessuna macchina lo imita.
La stecca
Piega, spiana e allinea, senza segnare il fiore del cuoio.
La tintura dei bordi
Si stende a rotella, a più mani, e si lascia asciugare secondo l’effetto voluto.
Il fornello a spirito
Scalda i filettatori: il segno a caldo è lucido e definitivo.
L’oro
È la lavorazione che la selleria condivide con la bottega del libro, e la ragione per cui le due condividono in parte il maestro.
La pressa a caldo
Imprime l’oro sul cuoio con pressione e calore.
I ferri e la foglia d’oro
Punzoni scaldati, foglia, cuscino e coltello da doratore.
Il ricamo
È ciò che rende la sella di Fès quella che è: i fili d’oro non attraversano il cuoio, si posano in superficie e si fermano con punti nascosti di seta.
Il telaio
ṭār
Rettangolare, due stanghe e due assi. Il velluto si cuce alle fettucce e si tende con i legacci: il cuoio teso è la tavola su cui si ricama.
La passamaneria
sfīfa
Cordoni e galloni che bordano i pannelli e chiudono le giunture.
Il legno e l’imbottitura
L’arcione arriva dal falegname, nudo. Il sellaio lo riveste e lo imbottisce: fra il legno e il dorso dell’animale non deve restare nulla di duro.
L’arcione
qarbūs
In legno d’arancio, d’olivo o di cedro, rivestito di pelle di capra fatta ritirare per essiccazione. Ogni cavallo ha un dorso, e l’arcione sbagliato lo ferisce.
L’asta spingitrice
miḍrab
Spinge e costipa lana, canapa e fibra di palma nana dentro i cuscini. Un’imbottitura mal costipata ferisce in un’ora.
La colla forte
Colla animale fusa a bagnomaria, per fissare risvolti e rientranze prima della cucitura.
Il martello e i ribattini
Per ribadire borchie, anelli e fibbie di ottone.
I ferri decorativi
Punzoni a sagoma che ripetono un motivo identico decine di volte sul cuoio inumidito.
Il metallo
Le staffe e il morso
Ottone cesellato e ferro damaschinato con intarsi d’oro e d’argento. La staffa maghrebina ha la pianta larga e squadrata, non l’anello europeo.
Il feltro
Il feltro
tarshīḥ
Da sette a dieci fogli di lana lavorati con sapone beldi. È il primo pezzo che va sulla schiena del cavallo, e limita l’attrito con tutto il resto.
I colori e la cura
Le tinture
Melagrana, mallo di noce, zafferano, henné. In terracotta, perché il metallo reagisce con i tannini.
I grassi e le cere
Sego, oli, cera d’api. Il cuoio si nutre o muore.
Nessuno di questi oggetti insegna da sé. Si impara accanto a chi già sa, ripetendo il gesto finché la mano lo possiede: è la ragione per cui la casa è una casa, e non un corso.
Le immagini di questa pagina sono elaborazioni di studio: la casa non possiede ancora questi attrezzi. I termini sono raccolti nel glossario della casa.